Cremona, 19 Ottobre 2020                                    N.ro 253/20 di prot.

LETTERA PASTORALE

alla comunità parrocchiale di Cristo Re in Cremona

a conclusione della Visita pastorale (16-18 Ottobre 2020)

Carissimi fratelli e sorelle,

voglio innanzitutto ringraziare tutti voi per l’accoglienza cordiale e fiduciosa che avete riservato al Vescovo nei giorni scorsi, in cui abbiamo vissuto una positiva esperienza di ascolto, annuncio e accompagna­mento. Questi obiettivi generali hanno guidato l’impostazione e l’attuazione della Vi­sita, prevista per il Marzo scorso, quando l’esplodere dell’epidemia da coronavirus ci costrinse a fermarci e rinviare tutto a data da destinarsi. Grazie perché avete accettato di incontrarci comunque, e perché lo avete fatto con saggezza, coraggio e prudenza. Credo che i limiti imposti e la coscienza della sofferenza vissuta abbiano favorito au­tenticità e profondità del nostro incontro-dialogo, scevro da formalismi anacronistici e da festosità che, pur belle, a volte depistano dal centro delle cose. Pur nel poco tempo, ci è stato permesso di raccogliere preziosi elementi di verifica e rilancio della nostra missione di evangelizzazione e costruzione della comunità cristiana, che ora sinteti­camente vi riconsegno, impegnandomi ad incontrarvi ancora in futuro, per crescere nell’adesione alla Parola e ai segni dei tempi, in cui il Signore ci chiama a seguirlo.

  1. Costretti a rivoluzionare parte del programma in considerazione dei vincoli impo­sti dalle misure di contenimento dell’epidemia, ci siamo incontrati innanzitutto nella celebrazione dell’Eucaristia, ripetuta più volte nella vostra chiesa, con as­semblee raccolte e attente, con la cura del canto, attenti ad incarnare il mistero nelle diverse circostanze della vita e nei linguaggi dei fedeli (unzione dei malati, ricordo dei defunti, famiglie dell’iniziazione cristiana, gruppo scout…).

Abbiamo pregato insieme il Rosario, lungo le strade del quartiere, ponendo un se­gno di fiducia per noi stessi, chiamati a vivere il Vangelo non solo nelle tante atti­vità parrocchiali, quanto nelle case e nelle diverse realtà della vita quotidiana. La visita ad alcuni anziani nelle case mi ha fatto toccare con mano la sollecitudine dei vostri sacerdoti verso chi non può raggiungere la chiesa, eppure testimonia amore al Signore e ha bisogno della prossimità dei credenti.

Questo “andare nelle case”, soprattutto da parte di don Enrico, si è confermato come uno stile pastorale antico e sempre efficace, da intensificare in futuro anche con l’aiuto di laici sensibili e preparati, che possano portare con delicatezza e assiduità la consolazione della fede. Nelle vostre comunità, il primato della carità è attestato anche dal generoso servizio di ascolto e volontariato a fianco delle situazioni di indigenza e precarietà che non mancano: San Vincenzo, Caritas e Gruppo missionario esprimono in forma sistematica e organizzata quella sensibilità che è vissuta anche da famiglie e singoli con spontaneità e discrezione. Mi auguro che, nel quadro degli stimoli della Chiesa diocesana, i progetti di aiuto diventino anche profezia di giustizia so­ciale e cambiamento negli stili di vita, come il Papa ci ha recentemente chiesto nella Laudato sì e nella Fratelli tutti.

Si delinea il volto di una Chiesa mistero, comunione e missione. Con gesti così semplici, non eccezionali ma costanti nell’ordinarietà della vostra vita parroc­chiale, anche la “giornata missionaria mondiale” (che ricorreva nella domenica che abbiamo passato insieme) è diventata un richiamo alla vocazione di ciascuno di noi, piccoli e grandi, e posso dire di aver percepito da parte vostra tanta genero­sità in risposta al dono di Dio. Si vedono i frutti dell’opera pastorale di chi vi ha guidato e servito dalla nascita della parrocchia ad oggi. Eravate una parrocchia giovane, ora siete una parrocchia matura… per non diventare una parrocchia vec­chia e stanca continuate ad osare il Sì della fede, quello della condivisione in co­munità, quello della testimonianza di carità nel mondo.

Le tante esperienze, presenze associative, proposte di impegno che affollano Cri­sto Re hanno un compito comune: dialogare e stimarsi, collaborare nel segno di una corresponsabilità, di cui il Consiglio pastorale sia espressione e stimolo conti­nuo. I momenti comuni di formazione spirituale assicureranno dalla stessa sor­gente forza e nutrimento per tutti.

E’ evidente che a Cremona tante dimensioni della pastorale non possono essere esaurite dalla singola parrocchia, ma richiedono una concertazione a livello citta­dino, su cui porremo maggiore attenzione nei prossimi anni, anche col vostro pre­zioso contributo.

  1. Uno dei momenti più qualificanti della visita l’abbiamo vissuto nel tardo pomerig­gio del venerdì, quando una folta assemblea di adulti motivati si è riunita per il giorno dell’ascolto. So che per voi questa proposta, su cui stiamo insistendo in diocesi, non è una novità, perché su di essa già da tempo state scommettendo con perseveranza. E dunque non è necessario che rimarchi come sia bello accogliere insieme il Vangelo della domenica, per coglierne il significato, ascoltando do­mande e interpretazioni di tutti, alla ricerca della volontà di Dio per noi qui e oggi. Così ci si esercita nel discernimento comunitario, paziente e lungimirante, che serve a non essere scoraggiati davanti al futuro. Continuate a proporre con con­vinzione questo appuntamento, che avrà l’effetto di rinnovare radicalmente il no­stro volto di Chiesa. Infatti, come ci hanno ripetuto sia Benedetto XVI sia papa Francesco, la fede si diffonde per irradiazione, per attrazione, a partire da un’esperienza bella, vera e gioiosa di Gesù. A partire dalla testimonianza di unità e di servizio che diamo, nella misura in cui assaporiamo la bellezza della fede come senso profondo della vita. Il futuro delle nostre comunità cristiane, tentate dal virus del pessimismo nostalgico, dipende da tale prospettiva missionaria, ben delineata dai Vescovi italiani in un breve e chiaro documento del 2004 su Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, che vi invito a riprendere e seguire. Tutti siamo “discepoli missionari” (Evangelii Gaudium 120), ciascuno nel pro­prio ambiente di vita: chi meglio di un giovane può evangelizzare gli altri giovani, chi meglio di una coppia di genitori può comunicare la gioia della fede ad altre famiglie, ecc.? Perciò dobbiamo sempre mettere al centro il Vangelo e la vita, come ha fatto Gesù. Egli infatti, prima di mandare i discepoli come apostoli della sua Parola di salvezza, li chiamò “perché stessero con Lui” (Mc 3,14). Oggi non ba­sta l’assemblea eucaristica domenicale per fare esperienza di incontro condiviso con Gesù, tale da generare un vivace discepolato-apostolato. I membri (anzi, le membra!) di una comunità di discepoli missionari hanno bisogno di fermarsi in­torno al Signore, per ascoltare Lui nel dialogo fraterno.

Il Vangelo che ci ha guidato in questi giorni (Mt 22, 15-21) ci ha responsabilizzato circa i modi di integrare fede e impegno sociale, appartenenza ecclesiale e cittadi­nanza attiva. Nella diversità delle sensibilità, abbiamo condiviso quanto sia libe­rante il primato di Dio e della ricerca del bene comune, e quanto sia facile cadere nelle forme di ipocrisia condannate da Gesù. E’ un esempio di questioni su cui una comunità adulta non può non confrontarsi assiduamente, a partire dalla Parola di Dio e non solo dalle idee e dalle opinioni dei molti.

  1. Pur non avendo potuto svolgere la visita con la normale libertà di movimento e relazione, abbiamo goduto di alcuni momenti di dialogo e preghiera con bambini dei percorsi catechistici parrocchiali: mi hanno fatto domande molto interessanti, li ho visti attenti e disponibili alla ricerca della verità, e la loro gioia è un bel ter­mometro della vitalità educativa dell’oratorio e della parrocchia. Sono molto con­tento di aver avuto un confronto aperto e appassionato con i catechisti e le coppie accompagnatrici dei genitori, intorno alle sfide dell’educazione alla fede, in cui è emerso lo sguardo giusto (positivo, non lamentoso) sui ragazzi. Continuate a sti­mare ogni bambino che accogliete, e a valorizzare la sua curiosità, senza ignorare ciò che eventualmente lo facesse soffrire nelle diverse fasi della crescita. Credo che dobbiamo saper “educare la domanda”, prima di dare risposte confezionate in maniera standard, che non convincono nessuno. E’ emerso il valore dell’attingere insieme alla fonte viva del Vangelo, al mistero del nostro Dio, da non dare mai per scontato e da non ridurre a sfondo generico del cammino educativo. Si percepisce il grande lavoro fatto intorno agli itinerari di iniziazione cristiana in chiave cate­cumenale.

Si vorrebbe una partecipazione costante e cordiale delle famiglie, e non mancano belle testimonianze in tal senso. Siate vicini alle giovani coppie e famiglie che hanno bisogno della parrocchia come luogo di condivisione e aiuto per la crescita umana e cristiana dei figli. Vi incoraggio a camminare insieme, come famiglia di famiglie, villaggio che assicura la crescita armonica delle nuove generazioni, an­che nella diversità delle reti e dei gruppi. Alla luce dell’Amoris Laetitia di papa Francesco, si può rinnovare lo sguardo su come vivono le diverse famiglie, su come le case possono essere più centrali anche nell’esperienza di fede, facendo attenzione a conoscere e capire la situazione concreta di ciascuna famiglia, anche quella più in difficoltà, affinché tutte possano sentire che la comunità cristiana le aiuta e non le giudica, le invita e non le allontana, le ama come membra vive e preziose dell’unico corpo di Cristo. Mettere al centro la famiglia significa dare stile di famiglia a ogni relazione e ad ogni gesto, nel rispetto dei ritmi di vita delle famiglie reali di oggi. Il dialogo assiduo tra preti e sposi assicurerà questo rinno­vamento di stile e di metodo. Con l’aiuto della pastorale familiare diocesana, in­vestite sulla formazione di alcune coppie-guida che possano man mano animare con passione e competenza i diversi percorsi per coppie e famiglie. Considerate ancora l’utilità delle tecnologie sperimentata in questi mesi, per raggiungere anche chi fa fatica a venire sempre in parrocchia.

  1. Ho accostato il mondo dei ragazzi e dei giovani anche attraverso la cena-incontro con la Comunità Capi del gruppo Agesci Cremona 2, e poi con la partecipazione all’uscita di inizio anno, in cui ho celebrato la Messa e assistito (non senza perso­nale commozione e gioia) alla promessa di due nuove guide. Lo scautismo in parrocchia è una risorsa straordinaria per tutti, specie oggi che fatichiamo a dare continuità ai cammini di iniziazione dopo la Cresima. Mi sono permesso di fare appello anche alla mia appartenenza affettiva al movimento scout per offrire ai capi e ai ragazzi la piena disponibilità della Chiesa locale ad ascoltare il loro vis­suto, intercettare le loro domande profonde, accompagnare sul sentiero della fede. Don Pierluigi sta già seguendo con attenzione e disponibilità questa realtà, esi­gente per tutti, anche per l’Assistente ecclesiastico. Sarò felice di incontrarvi an­cora, come ci siamo ripromessi, per dar seguito ad un’intuizione bella di valori condivisi, che è certamente riflesso della volontà di Dio su di noi. Lo scautismo vissuto intensamente è una vera parabola evangelica, ed è immensa la gioia del poterlo scoprire nella vita e nella libertà di ogni ragazzo.

Non ho potuto incontrare, come sarebbe stato in programma, i tanti bambini e ra­gazzi seguiti dalla Polisportiva Corona, a motivo delle norme scattate proprio la sera prima. Ma abbiamo dialogato apertamente con alcuni dirigenti e allenatori, che ringrazio per la passione e dedizione con cui animano questa dimensione della crescita delle nuove generazioni. Ricordando, appunto, che di una dimensione si tratta, e non di un “tutto” da assolutizzare. Sono lieto che la programmazione delle attività tenga sempre conto della vita catechistica e parrocchiale, e raccomando di valorizzare ancora l’aiuto del CSI nel proporre uno sport educativo, accessibile anche ai più svantaggiati.

Insieme, catechisti e capi scout, Azione Cattolica, Polisportiva e famiglie, ecc. siete capaci di sviluppare un progetto educativo unitario adeguato ai vostri con­testi, in cui ancora si può assaporare la bellezza dell’intergenerazionalità, in cui ciascuno ha qualcosa da dare e da ricevere.

  1. Una parola speciale sono lieto di riservarla ai vostri preti, che ringrazio per la fraterna accoglienza donata al loro Vescovo, e per la testimonianza di carità pasto­rale che, nella diversità delle età e dei ruoli, stanno maturando in un dialogo quo­tidiano che rende incisiva la loro testimonianza di comunione. Tutte le compo­nenti della parrocchia beneficiano così del clima di serenità e laboriosità, spiri­tuale ed umana, che essi riescono ad alimentare quotidianamente, intorno alla sor­gente dell’Eucaristia e nella comune passione pastorale per il popolo di Dio. Ad essi è chiesto spesso di offrire la propria collaborazione anche a livello cittadino e diocesano: non siate gelosi quando perciò devono assentarsi dalla parrocchia, che invece beneficerà del maturo senso ecclesiale dei loro pastori.
  1. Riguardo le questioni amministrative, nella pre-visita attuata diversi mesi fa, è emersa la positività della situazione economica, dovuta anche al fatto che la par­rocchia è di recente costituzione, raccolta in un unico polo pastorale, con strutture non obsolete come purtroppo avviene in altri contesti. Sono stati molto apprezzati i recenti lavori di adeguamento del bar dell’oratorio, della cucina e di diverse sale, attuati con sobrietà e funzionalità. E’ significativo l’uso di un appartamento per l’accoglienza di giovani immigrati, che impegnano la comunità in un accompa­gnamento intelligente e costante. Credo che il Consiglio parrocchiale per gli affari economici agisca alla luce delle priorità pastorali condivise nel Consiglio pasto­rale, e sono lieto che anche la rendicontazione ora sia regolarmente condivisa coi competenti Uffici diocesani.

Certo, avremmo voluto fare tanto altro, ma l’autenticità di rapporti che ho speri­mentato è la migliore premessa per quanto potremo condividere anche in futuro. In­fatti, il calendario pastorale diocesano offre diverse occasioni in cui incontrarsi, cre­scere insieme nella fede e nella comunione, e spero di vedervi sempre gioiosamente presenti e partecipi.

Il tempo difficile che stiamo attraversando ha, comunque, qualcosa di provviden­ziale, che potrebbe consistere nel risveglio della coscienza e del pensiero che in Dio trovano l’orizzonte di senso per sostenere la fatica di vivere. Ringraziamo il Signore per quanto ci ha dato di intuire, con umiltà e gioia, e per ciò che prepara al cammino della Sua Chiesa. Invochiamo sempre lo Spirito di Dio prima, durante e dopo ogni nostro gesto, ed Egli assicurerà fecondità alle nostre intenzioni e azioni.

Vi accompagno con la benedizione del Signore.

                                                                         + Antonio Napolioni

                                                                                   vescovo

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