da Auschwitz

Scrive Mauro Fabi oggi su Conquiste del Lavoro:

Questa poesia intitolata L’odore del fumo l’ho pubblicata circa vent’anni fa nel mio primo di liriche. Ero stato al Museo Ebraico di Praga e avevo visto i disegni dei bambini prigionieri ad Auschwitz e avevo pianto.

Come tutti intorno a me.

Eppure non erano altro che uomini coloro che hanno compiuto questo scempio, questo imperdonabile errore. (…)

Si può perdonare l’imperdonabile ? (…)

Jaques Derrida afferma che il perdono diventa degno del suo nome “solo quando si pone nel dominio dello scambio, quando si rompe la simmetria tra colui che chiede perdono e colui che lo concede”.

E qui avviene il vero miracolo che sottende ad un pensiero profondo, che scava nell’essenza stessa del linguaggio: Derrida scrive che si può perdonare solo l’imperdonabile, senza che si cancelli l’oggetto di ciò per cui deve avvenire il perdono.

E’ questo a mio parere il vero senso della parola perdono, l’unico possibile.

 

N.B. : per leggere la poesia basta fare un clik sulla parola in neretto

Monica

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