«La realtà è che il pubblico, invece di essere informato, viene spesso ingannato da falsità diffuse senza scrupoli». Così scriveva Thomas Jefferson nel 1807, in un’epoca in cui la stampa era ancora giovane e il mondo non immaginava certo l’arrivo del digitale. Eppure quelle parole suonano più attuali che mai.

Oggi, nell’era delle reti e dei dispositivi tascabili, il legame tra immagini e realtà — un tempo ritenuto il più saldo — si è allentato fino quasi a spezzarsi. Ci sembrava che almeno l’immagine non potesse mentire; ora scopriamo che può essere plasmata, rifinita, perfino inventata. Non è solo fragilità tecnica: è il frutto di un modo di fare informazione che non sempre verifica, che talvolta preferisce l’opinione al dato, la propaganda al racconto. E in questo terreno già instabile è arrivata l’intelligenza artificiale, strumento potentissimo che, se usato con troppa “creatività”, finisce per inseguire il verosimile anziché la verità.

E il verosimile — parafrasando il pensiero di Aristotele nella Poetica — è spesso più credibile del vero». Ed è qui che nasce il problema democratico: come può il cittadino riconoscere ciò che è, se ciò che appare è più convincente?

Da queste domande prende avvio la serata con Giuseppe Boschini, redattore di settimananews.it, per riflettere insieme sul nostro tempo: un tempo debole in cui la verità non va solo cercata, ma anche difesa.