Mercoledì 3 giugno alle 21, presso la palestra dell’oratorio di Cristo Re a Cremona, tavola rotonda dal titolo “Lo sport: valori in campo”
A moderare la tavola rotonda sarà Loris Ruggeri, uomo della Polisportiva Corona, chiamato a tessere il filo tra cinque testimonianze che dovranno interrogarsi su “I Valori in campo”
Ci sarà Fabio Fedeli, che l’A2 di pallavolo la guidò negli anni Ottanta e che ancora oggi sfida il tempo nelle vasche Master, testimone di una longevità sportiva che nasce dalla fedeltà a una disciplina. Maurizio Mondoni, dall’alto della sua docenza alla Cattolica e della sua benemerenza nel minibasket, sa bene come l’educazione motoria debba essere innanzitutto educazione al limite e al rispetto dell’altro.
Dall’Olimpo di Tokyo 2024 arriverà Valentina Rodini, oro nel canottaggio e oggi vertice del CONI, che nel suo libro “Il bambino e il maestro” traccia la via di un passaggio di testimone educativo che oggi a molti appare interrotto. La freschezza di Annalisa Tolomini, istruttrice alla Gymnica Cremona, racconterà lo sforzo quotidiano di far convivere i grandi numeri della “ginnastica per tutti” con l’attenzione al singolo ragazzo. Infine, Nino Vialli, portatore di un cognome che a Cremona è sinonimo di stile e nobiltà d’animo, ricorderà come la prima “scuola di valori” rimanga la famiglia, quella stessa famiglia che oggi l’oratorio deve scuotere dal suo torpore delegante.
Con questa iniziativa la Commissione Cultura della Parrocchia di Cristo Re intende fare un’operazione di verità: offrire «una serata di riflessione sul significato autentico della competizione sportiva, con l’importanza di educare i più giovani non solo a giocare bene, ma soprattutto a stare bene dentro il gioco».
Diciamoci la verità: per fare questo oggi servono allenatori coraggiosi, veri testimoni. Non servono i funzionari del buonismo o i predicatori di una spianata neutra di valori generici, che alla fine non scaldano il cuore di nessuno e lasciano i ragazzi nel vuoto. Bisogna avere il coraggio di parlare direttamente all’anima dei giovani. Bisogna fare leva su quell’inquietudine profonda che Sant’Agostino ha descritto mirabilmente: quel fuoco che muove il ragazzo durante l’ora di allenamento, che lo spinge a rincorrere un pallone o a lottare per un rimbalzo.
È una domanda di senso che non si esaurisce sul campo, ma che lo accompagnerà per tutta la vita. I ragazzi oggi cercano disperatamente questo: un Maestro. Qualcuno che indichi una direzione e che dia un significato vero alla fatica, alla ferita della sconfitta e alla gioia della vittoria. È questa la vera scommessa dell’oratorio.
