Le restrizioni si prolungano. Restiamo in attesa di sapere come sarà la fase 2. Ma sappiamo in ogni caso che non sarà un ritornare alle attività di prima, alla frenesia di un calendario parrocchiale pieno di impegni, perché il distanziamento, l’evitare gli assembramenti, la paura del contagio resteranno con noi a lungo.

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Potrebbero essere diversi gli scenari. Ma prima di pensare a cosa fare e cosa programmare dobbiamo sfruttare questo tempo per rielaborare sia il lutto… (perché abbiamo perso un certo modo di essere comunità e parrocchia) sia le attitudini di speranza per la nuova partenza, che è come un parto, un qualcosa di nuovo che sta nascendo.

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale si riunirà venerdì 30 aprile alle 21: l’incontro sarà via Skype.

 

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Quando muore qualcosa occorre rielaborare il lutto: non si tratta di restare ingabbiati nella nostalgia e nemmeno in estenuanti rimpianti che imprigionano in un qualcosa che non c’è più. Si tratta invece di onorare la memoria e dunque di ritrovare le ragioni e le motivazioni che stavano dietro le attività, le svariate iniziative che ci vedevano impegnati su tutti i fronti: la liturgia e i sacramenti, la catechesi e gli incontri sulla Parola, l’oratorio e lo sport, gli scout e il labodanza, la San Vincenzo e la carità, il centro anziani e la cura per gli ammalati… Tutto questo andrà ripensato… ci saranno ordinanze, prescrizioni, restrizioni che a lungo ci imporranno nuove modalità. E in ogni caso quello che stiamo vivendo con la pandemia avrà rilevanti ripercussioni psicologiche, sociali, culturali… In questa rielaborazione dobbiamo trovare le ragioni della nostra fede, cioè tutto ciò che ci ha motivati nella lunga storia della nostra comunità ecclesiale e parrocchiale a inventare forme, linguaggi, percorsi, iniziative…

Ma sta nascendo anche qualcosa di nuovo. Ne siamo sicuri. Siamo ancora nelle doglie del parto. Molto rimane di indeterminato e guai a pensare che siano solo le ordinanze che presto il Governo svelerà a dare volto al nuovo che avanza. Le ordinanze – presumibilmente in una progressività e con una certa dose di precarietà dettata dall’evolversi della pandemia e della crisi economica – daranno solo una cornice.

Sarà lo Spirito Santo a suggerirci che Chiesa, che comunità, che parrocchia siamo chiamati ad essere in questo tempo: a noi aprirci con fiducia, oserei dire con lo stupore di riconoscere un Dio vicino che ci parla, che disvela nuovi passi possibili. Già in questi mesi di pandemia abbiamo avuto la Parola come àncora di riferimento, come stella polare, come luce nel buio del dolore. E’ stato l’appuntamento che via Skype abbiamo mantenuto. Ha voluto essere un simbolo: non ci è stato consentito di celebrare insieme i sacramenti… ma insieme la Parola di Dio ci ha rischiarati e confortati. E se anche sono stati incontri con poche decine di persone (ma attenzione: in quanti ci si trova prima della pandemia attorno alla Parola?) è comunque un simbolo: la Parola, letta nelle nostre case, letta insieme via Skype è la lampada per i nostri passi. E’ il Dio con noi che ci parla e riscalda i cuori, come ha fatto con i due discepoli di Emmaus.

Questo è il tempo in cui ci ritroviamo esuli, come gli Ebrei schiavi in Babilonia. E come cantare i canti del Signore? Come celebrare i sacramenti senza il popolo di Dio? Senza quella vita di comunità che brulica di fragranza… ma anche (non dimentichiamocelo) di contraddizioni: assemblee sempre più vecchie, assenze che ci facevano soffrire, fatica ad intercettare le gioie e le speranze delle persone… Quando si è esuli si mitizza il passato… e magari si impreca verso il nemico. Forse qualcuno non ha mai letto la conclusione del Salmo 137: la sua prima parte è ben nota… la seconda scandalizza, tanto da essere tolta dal breviario per la sua violenza… ma che è la violenza che in questi mesi è scoppiata nel nostro cuore per essere stati privati di tanti nostri cari, anche dei riti per elaborare il lutto. Anche della nostro essere comunità attorno all’eucarestia.

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1 Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.

2 Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre,

3 perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
»Cantateci canti di Sion!».

4 Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?

Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra;

6 mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

7 Ricòrdati, Signore, dei figli di Edom,
che, nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: «Spogliatela, spogliatela
fino alle sue fondamenta!».

8 Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.

9 Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sfracellerà contro la pietra.

Non si tratta di tornare alla Gerusalemme di prima (alla parrocchia di prima), ma di rispondere all’imperativo della realtà. Si tratta di riconoscere i segni dei tempi. Si tratta di accogliere lo Spirito per essere testimoni del Vangelo, buona notizia, in questo nostro tempo, dentro queste condizioni.

Nel Consiglio Pastorale dovremo ricercare le attitudini di fondo per essere persone e poi comunità secondo la speranza evangelica, efficaci nella carità per le vecchie e nuove povertà (cioè per le persone in carne ed ossa che incontreremo), audaci nella gioia del Vangelo: perché comunque il Signore è con noi. Ce lo ha promesso: ci sono i giorni della prova e della dispersione, i giorni anche del nostro tradimento e della nostra conversione. Ma quanto è consolante tornare alla sua parola: “Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,32-33).

Chiediamo a tutta la comunità di pregare per il prossimo Consiglio Pastorale Parrocchiale. E se qualcuno ha qualche riflessione da farci avere… non abbiate paura di inviarla. Ad animarci è la parola del Signore: “La vostra tristezza si cambierà in gioia” (Gv 16,20). “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

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