Qualche tempo fa papa Francesco aveva affermato: “Non ci sono autostrade per l’evangelizzazione, non ce ne sono. Soltanto sentieri umili, umili, che ci porteranno avanti”.

In questo tempo dimesso, in cui quasi furtivamente entriamo in Chiesa, in cui ci salutiamo mantenendo qualche distanza per precauzione sanitaria, in cui non ci diamo la mano per paura di contaminarci con il Covid 19, mi risuonano insistenti queste parole di Francesco.

Certo speriamo che l’emergenza sanitaria da sindrome respiratoria acuta sia presto contenuta e vinta. Ma nel frattempo abbiamo questi giorni per pensare, riflettere, pregare.

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Mi sono trovato a vivere inedite domeniche in cui sono parroco senza popolo, settimane in cui gli incontri si fanno rarefatti per prudenza (anche se non mancano prolungate conversazioni con gente che approfitta per la confessione, per fare il punto sulla propria vita…). Ho telefonato, scritto messaggini di WhatsApp, usato di quel po’ di social in cui sono inserito… Poi la vicinanza a chi è nel lutto… poi la consapevolezza che siamo in questo esodo, come profughi e clandestini dentro un mondo precario.

Ho guardato questa nostra gente che entrava in chiesa… si fermava, pregava, sospirava…

Non ci sono autostrade per l’evangelizzazione, ma solo sentieri umili!

Mi piace pensare che tutti siamo sui sentieri umili della testimonianza, impoverita dalle tante condizioni restrittive che ci sono imposte.

Ora è il coronavirus, altre volte si tratta di altri tipi di limitazioni che ci ingabbiano nell’umiltà di vie piccole, strette, anguste. C’è una sproporzione enorme: da una parte la bellezza del Vangelo, dall’altra la mancanza di strade per portarlo alla gente. Da una parte la gioia del Vangelo… dall’altra la nostra inadeguatezza nel viverlo e portarlo nel cuore della vita delle persone…

  • Il tempo… esacerbato da impegni lavorativi, sportivi, di svago… da tempi ripieni di burocrazie, consumi, conflitti: insomma per Dio e per coltivare la fede, per vivere la bellezza dell’essere famiglia di Dio… nessuno ha mai tempo! Il tempo è saturo di lavoro-divertimento-social-doveri familiari-doveri scolastici-doveri di ogni tipo… La fede vista come un dovere è messa da parte, non serve, è una schiavitù: tanti la interpretano così, riducendola a un sentimento privato, intimo, incapace di dare forma e luce alla vita. Sarebbe bello riuscire a trasmettere un’altra visione di fede: Non un di più che sottrae ma un di più che illumina e da senso.
  • I condizionamenti sociali: oggi non è certo di moda credere in Dio, partecipare alla Messa, pregare. Si tratta di andare controcorrente: tutto spinge a vedere il Vangelo come qualcosa di anacronistico, di demodé… di superato. Insomma partiamo sempre svantaggiati: sulla dimensione religiosa grava un sentimento opaco, spesso un risentimento, come di un qualcosa che ti priverebbe della gioia del vivere. Eppure scienza, tecnica, denaro non sanno produrre la felicità ma precari piaceri che ci mettono in conflitto gli uni con gli altri…
  • Le nostre comunità: senza generalizzare occorre riconoscere che siamo indaffarati nel portare avanti incontri di catechismo, riunioni, servizi… spesso fatti bene e con il cuore, ma che ci tolgono la lucentezza dell’incontro con gli altri, la freschezza del Vangelo che illumina ogni relazione, la libertà dei figli di Dio (che si sanno amati e perdonati) e che cercano inedite vie di fraternità.

L’elenco potrebbe continuare… ma non è il caso.

Le parole del papa mi rendono pensieroso. Non ci sono autostrade per l’evangelizzazione, ma solo sentieri umili!

Qual è il mio sentiero umile con cui portare avanti l’evangelizzazione?

Qual è il mio sentiero umile in cui vivere il Vangelo, anche in tempo di Coronavirus?

Queste le domande importanti!

P.S. Il papa continua dicendo che questi sentieri umili “ci porteranno avanti”. Che boccata di speranza. Nell’umiltà del sentiero imboccato da Maria, da Pietro e da tutti i discepoli che si sono susseguiti… nell’umiltà di questi sentieri il Vangelo è arrivato fino a noi. Che boccata di speranza!

Don Enrico

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