La San Vincenzo - Parrocchia Cristo Re

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La San Vincenzo

La parrocchia > Un po' di storia

"Occorrono teste, mani e piedi per la carità": con questo annuncio-invito - apparso su "La Corona"dell'autunno 2006 - la Commissione Caritas parrocchiale, presieduta dal diacono Flavio Carli (prima di lui e per lunghi anni l'incarico fu ricoperto da Giovanni Amadasi), metteva in evidenza i tanti bisogni di aiuto e di solidarietà presenti nella comunità parrocchiale e nel quartiere. E metteva in evidenza come, a fronte di tanti bisogni, in parrocchia esistano ed operino svariate strutture di volontariato atte a dare risposta a tali esigenze: a cominciare dalla San Vincenzo, dal Centro d'ascolto, fino al Gruppo Missionario ed al Centro Anziani. Di ciascuna di tali realtà - a cominciare dalla San Vincenzo -abbiamo raccolto le testimonianze dei rispettivi responsabili o di loro rappresentanti qualificati, senza peraltro dimenticare che si fa sempre più urgente la necessità di nuove collaborazioni per favorire quel ricambio generazionale che la comunità parrocchiale deve saper esprimere per garantire nel tempo la continuità di tali indispensabili iniziative.

Non abbiamo documentazione sull'origine e sui primi anni di vita della Conferenza di San Vincenzo de' Paoli nella nostra Parrocchia. Possiamo però contare sulla testimonianza di Fanny Capodaglio e di Lucia Marcatelli, vincenziane della prima chiamata e ancora molto attive nell'associazione.
La Parrocchia è nata da poco. Su sollecitazione della signorina Seminari, attenta al territorio e ai suoi bisogni, Don Rinaldo Boni riunisce un gruppo di persone perché si prendano cura delle necessità dei più deboli. La risposta è generosa. Il gruppo, convinto che sia la carità a rendere "credibile" una comunità cristiana, parte subito con una sua identità. Si ispira al carisma di San Vincenzo de' Paoli e dà vita alla Conferenza parrocchiale.
Il territorio vive anni di grandi cambiamenti. Accanto alle storiche ville del viale Po sorgono i primi condomini. Le giovani coppie cercano casa al "Villaggio Po". L'edilizia popolare favorisce l'esodo delle famiglie, allora molto numerose, dal centro città verso la periferia. Le protezioni sociali sono deboli. Il servizio sanitario nazionale è ancora un miraggio.

La San Vincenzo cresce numericamente, si organizza, matura una maggiore capacità di relazione. Il rapporto diretto con le persone e la visita domiciliare sono peculiarità che oltre al valore del gesto consentono di raccogliere i segni di situazioni di disagio, per assumere le decisioni più adatte alle persone e far sì che l'aiuto diventi responsabilizzante. E' uno stile che aiuta a maturare insieme e permette di ricevere, ancor prima di dare. L'instancabile Fanny Capodaglio, mente e cuore della San Vincenzo, riesce a costruire un fortissimo legame, che dura tuttora, tra la parrocchia e quella straordinaria palestra di umanità che chiamiamo "Cucine Benefiche", opera tanto amata e sostenuta dalla nostra comunità.
Don Aldo Cozzani insegna che il primo atto di carità è l'incontro dell'altro nella differenza che sempre rappresenta. Con la sua preoccupazione per i lontani e per gli ultimi, con la sua tensione affinché tutti nella Chiesa si sentano a casa, guida la San Vincenzo alle soglie del grande cambiamento epocale rappresentato dalle migrazioni.
La nuova realtà impegna la San Vincenzo a cercare nuovi modi di approccio e di intervento e la sua presenza nella parrocchia è segno ed espressione del bisogno di giustizia e di solidarietà di una comunità fondata sul Vangelo, attenta agli altri, perché l'altro, quale che sia la provenienza o la situazione, è un soggetto attivo, una persona con la quale vivere e crescere. Il mondo che ci viene incontro chiede giustizia e umanità. Nelle strade sentiamo parlare lingue diverse: il rumeno, l'arabo, i dialetti africani. Oggi, come ieri, le persone nel bisogno rappresentano una realtà inquietante e il nostro tempo mette in luce povertà nuove che si sommano a quelle esistenti. Sono povertà dinamiche, all'interno della società, non solo ai suoi margini.
Guidati dalla presenza discreta e schietta di Don Gianni Cavagnoli, siamo convinti che soltanto dopo aver preso coscienza dei limiti e della personale incapacità, insieme possiamo fare quel poco che ci è affidato per contribuire ad un altro mondo possibile, sempre più necessario e urgente.


IL CENTRO D'ASCOLTO
Inizialmente, quando nel 1999 mosse i primi passi in un locale di via Mella 3, veniva chiamato "Centro d'ascolto e di aiuto". Era attivo nel pomeriggio del martedì, dopo la catechesi degli adulti, e faceva fronte alle richieste che pervenivano a Madre Elda durante le sue visite alle famiglie del quartiere. In sostanza si perseguiva l'obiettivo di offrire, con spirito di cristiana solidarietà e di umana comprensione, a tutte le persone bisognose l'opportunità di un ascolto discreto delle loro situazioni di disagio, sul piano familiare come su quello economico, e di un aiuto concreto nella ricerca di un lavoro, di un'abitazione o nel fronteggiare altre situazioni di bisogno.
A dare testimonianza di questa importante iniziativa è la signora Franca Donati, la quale ne ripercorre le tappe fondamentali, precisando come nel giro di pochissimi anni la stragrande maggioranza degli assistiti sia rappresentata prevalentemente da extracomunitari che non parlano la nostra lingua, senza permesso di soggiorno, senza alloggio e lontani dalle loro famiglie d'origine.
L'incremento dell'attività e delle crescenti esigenze delle persone assistite, hanno indotto i volontari del 'Centro' a trasferirsi come sede presso l'ex studio di don Aldo, ad intensificare la loro presenza settimanale (il mercoledì pomeriggio ed il sabato mattina in via sperimentale), a dotarsi di una postazione telefonica e, soprattutto, a suddividere le competenze proprie del 'Centro d'ascolto' rispetto a quelle riguardanti concreti aiuti di natura economica riservati alla San Vincenzo. Negli ultimi anni - precisa ancora la signora Donati - si è registrato un ulteriore incremento delle presenze, sia da parte di persone che giungono a noi da altri quartieri o dai paesi vicini, sia da parte di assistiti che, avendo già fatto esperienza del 'Centro', vi ritornano per condividere problemi o le più svariate difficoltà di inserimento.
E' comunque sempre forte la presenza di uomini, senza speranza, alla ricerca di un qualsiasi lavoro, così come ultimamente sono significative, in tale direzione, anche le richieste degli italiani.
Per tutti questi motivi, il 'Centro d'ascolto' sente sempre di più l'urgenza di qualche volontario che desideri offrire la propria preziosa collaborazione.

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