Quando e perché nasce il doposcuola

Il doposcuola della San Vincenzo diocesana viene istituito nel 2011 presso le Parrocchie di Cristo Re e San Pietro a favore degli studenti di scuole medie inferiori con particolari difficoltà relazionali e di rendimento scolastico. Ciò è stato possibile grazie alla generosità di tanti volontari che si sono resi disponibili.

 

Chi sono i ragazzi che frequentano oggi ?

Sono 19 adolescenti fra gli 11 e i 14 anni: 10 maschi e 9 femmine. Tanti hanno nomi strani, difficili da imparare, perché vengono dall’Albania, dalla Romania, dal Marocco …. ma non solo, c’è qualche italiano, un ragazzo nigeriano … il tratto comune a tutti è il vivere in famiglie che vivono in stato di più o meno marcata povertà, dove i genitori o sono all’affannosa ricerca di un lavoro o sono impegnati in attività umili, a scarso contenuto tecnico/intellettuale. Perciò l’ambiente dal quale provengono i ragazzi è spesso povero di stimoli culturali e le famiglie sono oggettivamente in difficoltà nel seguire la carriera scolastica dei loro figli.

Sono tutti ragazzi/e che frequentano le scuole medie, in piena fase adolescenziale; la maggior parte di loro sperimenta già una grande autonomia personale e una notevole libertà nel muoversi e nell’organizzarsi. Come tutti gli adolescenti, cercano di capire come affermare la loro unicità, anche ricorrendo a forme di sfida e/o di scontro.

Alcuni di loro hanno disabilità cognitive o disturbi di apprendimento certificati, ma diversi di loro hanno intelligenze vivaci e buone capacità che non riescono a mettere a frutto in modo ottimale per le grosse lacune sulle conoscenze elementari o per i comportamenti poco orientati al risultato scolastico.

Forse qualcuno li definirebbe ragazzi difficili, in realtà sono ragazzi che vivono in situazioni indubbiamente complesse, che rendono per loro più faticoso il percorso adolescenziale di conferma di sé e di maturazione di una sana autostima.

 

Quali obiettivi?

L’obiettivo primario del doposcuola è sicuramente quello del sostegno scolastico. Aiutare questi ragazzi, ad essere promossi, a raggiungere la sufficienza (o meglio qualcosa in più) in tutte le materie, significa accrescere in loro la stima di sé, aprire loro possibilità di maggior scelta nei percorsi di studio successivi, fornire loro strumenti culturali più adeguati alla nuova realtà nella quale sono inseriti, in sintesi dare loro maggiori prospettive per il futuro.

Ma nella realtà del doposcuola l’obiettivo scolastico viene letto e interpretato nella consapevolezza che ogni apprendimento consolidato è possibile solo all’interno di una relazione e di uno spazio educativo. Quindi, obiettivo fondamentale, forse non dichiarato apertamente ma interpretato da chi vive il doposcuola, è quello di creare uno spazio accogliente dove i ragazzi possano trovare adulti con cui interagire aprendosi e confrontandosi anche su aspetti diversi dalla scuola, e con i quali riflettere sui comportamenti che vanno assumendo e sulle relazioni reciproche.

 

Chi sono gli adulti impegnati nel doposcuola?

Siamo una quindicina di volontari coordinati da Giulia Frosi della Cooperativa il Cerchio. Giulia è una psicologa abilitata alla professione, ha 29 anni, sta ancora studiando per approfondire le proprie conoscenze e lavora con la Cooperativa occupandosi prevalentemente di situazioni di fragilità. Giulia tiene i contatti con le famiglie e con la scuola: ciò da una parte è essenziale al lavoro di sostegno svolto da ognuno di noi ma propone indirettamente ai ragazzi l’idea dell’esistenza di una alleanza educativa.

Alcuni dei volontari provengono da anni di insegnamento e sono dotati di forti competenze didattiche, altri volontari sono semplicemente persone disponibili ad affiancarsi nello studio o nell’esecuzione dei compiti (tutto sommato risulta abbastanza facile interpretare un testo della scuola media inferiore!). Ciò che accomuna noi volontari è sicuramente la passione educativa, la passione per i ragazzi, la voglia di ascoltarli e di aiutarli ad esprimere il loro meglio. Ognuno di noi con le proprie caratteristiche, le proprie capacità, si integra con gli altri e alla fine, pur nella nostra limitatezza, costituiamo un insieme dei quali i ragazzi si fidano e un ambiente di lavoro che, anche se alle volte può risultare un po’ caotico, pensiamo sia realmente di supporto per i ragazzi.

Il doposcuola si svolge 3 giorni la settimana ed ogni volontario garantisce la propria presenza almeno in uno dei 3 giorni: di solito siamo in 5 adulti (più Giulia) con 19 ragazzi. Il rapporto è quindi mediamente di un educatore ogni 4 ragazzi. Non è un cattivo rapporto, ma se si considera che questi ragazzi hanno tutti problematiche differenti e spesso hanno necessità di un supporto individualizzato, alle volte si ha la sensazione di non riuscire ad arrivare adeguatamente a tutti.

 

Un’esperienza di servizio: cosa resta?

Alle volte usciamo dal doposcuola con la sensazione di non essere riusciti a fare nulla… ma poi ci voltiamo indietro e in Oratorio troviamo i “nostri” ragazzi che ci salutano, che fanno merenda insieme, che fanno i monelli … e allora ci rendiamo conto che il nostro “nulla” è una piccola goccia che li può aiutare a crearsi un futuro migliore. Chi getta un seme non sempre vede la pianta adulta, lo getta con la speranza che il seme, con le dovute cure, cresca e diventi un albero vigoroso. Ecco, il nostro compito può essere riassunto come quello di chi si prende un po’ cura di un seme gettato nel terreno.

Ma un’altra cosa è vera: stare con questi ragazzi, entrare in punta di piedi nelle loro difficoltà, ascoltare i loro vissuti ci rende consapevoli della fragilità umana e ci aiuta ad avere una visione meno arrogante della vita.

 

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