Siamo nell’emergenza del Covid-19, la seconda ondata che se anche attesa ci ha sorpresi per la sua violenza. Eppure continuiamo a cogliere segni della presenza del Signore. Il suo starci accanto attraverso tanti fratelli e sorelle, la sua Parola che sprigiona luce, l’Eucarestia che ci dona vigore anche dentro la burrasca.

Per la nostra comunità c’è un altro segno eloquente, che ci riempie di speranza: è il cammino di Jacopo Mariotti, il nostro seminarista. Lo abbiamo visto per anni ad animare le nostre liturgie o collaborare alle iniziative dell’oratorio. Ma la sua formazione avanza: è arrivato a frequentare la IV teologia nel Seminario di Cremona, svolge il suo ministero festivo nella parrocchia di Caravaggio e ora viene ammesso tra i candidati al sacramento dell’ordine del diaconato e del presbiterato. E dopo qualche giorno riceverà il ministero del Lettorato.

Sabato 5 dicembre, nella Cappella del Seminario Vescovile di Cremona, Jacopo pubblicamente e davanti al Vescovo verrà chiamato per nome e lui dovrà esprimersi sulla sua volontà di diventare prima diacono e poi presbitero. Il rito è molto semplice: la risposa che Jacopo deve dare è quella di ogni chiamato, sull’esempio dei profeti, di Maria, degli Apostoli. Jacopo pronuncerà il suo: “Eccomi!”.

Se viviamo nell’epoca dell’incertezza, nel tempo in cui tutto è fluido e liquido, se a prevalere è la precarietà, se tutto spinge a non prendersi impegni e responsabilità che precludono la possibilità di cambiare, di agguantare altre strade… invece Jacopo sta prendendo una decisione per l’interezza della sua vita.

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La vocazione a diventare prete riguarda l’insieme della propria esistenza: si tratta di una scelta che vorrebbe dare forma ad ogni giorno, ad ogni pensiero, ad ogni azione. Certo una decisione che necessita discernimento accurato, un mettersi alla prova, una disponibilità a rinnovarsi continuamente: essa inaugura il tempo della fedeltà gioiosa, creativa, e insieme paziente e umile.

Cosa può autorizzare oggi un giovane a scegliere di consacrarsi a Dio? Il prestigio di un ruolo? La stima dei coetanei e degli amici e del mondo? Il voler fare del bene agli altri? L’amore per lo studio della verità su Dio? È evidente che tante risposte sono sbagliate, riduttive, illusorie.

Diventare preti oggi non conferisce un particolare status onorifico, e se uno cerca il ruolo cade in quel clericalismo che allontana tanta gente dalla Chiesa. Per diventare preti non basta la motivazione del voler prendersi cura degli altri e dei loro bisogni… Ci sono altre strade bellissime: medici, insegnanti, educatori, ecc. E il prete neppure è semplicemente il professionista del sacro e della liturgia, magari sottraendosi alle impegnative relazioni con i fratelli feriti e sofferenti. E pure riduttiva è la scelta di diventare prete per dedicarsi alla dottrina e a difendere la verità di Dio, come se questa monopolizzasse le strade con le quali Dio si rivela.

Un giovane può oggi scegliere di diventare prete perché coglie un’attrazione irresistibile verso il Signore, che si rivela con un fascino che autorizza il tralasciare altre opportunità belle della vita. La sua Parola scalda il cuore, illumina i pensieri e dà vigore a progetti e a sogni che lo muovono verso gli altri con il cuore di Cristo. La sua Presenza viva è riconosciuta nella storia concreta degli uomini e delle donne del proprio tempo. Si è affascinati da come Gesù guarda la gente, da come si lascia avvicinare da tutti, da come sa prendersi cura degli scarti dell’umanità.

Si matura la decisione del diventare preti perché si ingaggia un rapporto personale con il Signore Gesù, si entra nel mistero del suo rapporto filiale con il Padre, si ha la percezione di un legame che si fa intrigante, appassionato, irresistibile: è la presenza dello Spirito nella propria povera vita, che viene legata a quella del Figlio e ci fa sentire figli amati, perdonati, cercati, mandati ai fratelli. Si coglie la propria vita come una risposta di amore, una missione al seguito di Gesù, perché altri conoscano il suo amore.

Jacopo è entrato in questo vortice di pensieri, di sentimenti, di legami che tracciano un impegno mai finito, una conversione permanente. Non si tratta di imparare a fare il prete ma di apprendere l’arte del vivere in un legame stretto e appassionato con il Signore, pur consapevoli della propria fragilità. Un grande tesoro che riempie di gioia, ma che è nella nostra fragile storia, come in un vaso di creta (2Cor 4,7).

Auguriamo a Jacopo la gioia di coltivare sempre più questi legami con il Dio di Gesù Cristo e dunque di lasciarsi plasmare e rinnovare per essere disponibile alla missione che gli verrà affidata.

E anzitutto il primo suo impegno riguarderà la Parola del Signore: una Parola da vivere, servire, annunciare in ogni occasione e stagione. Domenica 13 dicembre in Cattedrale alle ore 18 Jacopo Mariotti con i suoi compagni seminaristi riceverà il ministero del lettorato. Sarà il Vescovo a conferire questo mandato: la Parola va non solo proclamata nella liturgia, ma va annunciata perché sia luce e conforto, forza e vita per gli uomini e le donne del nostro tempo. Questo ministero impegna allo studio della Parola di Dio, alla catechesi, al coniugare sapientemente la fede e la vita.

Sarà bello se tante persone della nostra comunità di Cristo Re parteciperanno in Cattedrale alla Messa presieduta dal Vescovo Antonio nella quale Jacopo diventerà lettore. Ma è certamente lieto dovere di tutti accompagnarlo con la nostra preghiera.

Il Signore sorregga Jacopo nel suo cammino e con il suo Spirito lo renda sempre più conforme a Gesù, il Buon Pastore. Sentiamoci tutti impegnati a pregare per Jacopo e per tutti i seminaristi e perché altri giovani sentendo il fascino di Gesù osino seguirlo per la strada originale della propria vocazione, anche in quella del sacerdozio.

Signore benedici Jacopo.

Fa’ che possa essere annunciatore gioioso del Vangelo.

Porta a compimento quello che hai iniziato in lui.

Don Enrico

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