Anche se con tutte le cautele sanitarie, abbiamo una gran voglia di rinsaldare relazioni che la pandemia ha forzatamente allentato. Anche quest’anno riproponiamo le serate in oratorio per le famiglie. Un appuntamento per ritrovarci, nella gratuità del condividere un po’ di tempo insieme. Abbiamo già iniziato. Martedì scorso un bel gruppetto di famiglie, diverse con bimbi piccoli, si sono ritrovate in oratorio per stare insieme. Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti dice: “C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti” (n. 8). Vogliamo guardare avanti: da soli si rischia di fraintendere e scambiare i miraggi per realtà. Insieme possiamo trasformare i sogni in realtà. Insieme. Gli uni con gli altri. Nella bellezza, un po’ caotica e un po’ imprevedibile, fragile ma anche sorprendente, del ritessere relazioni gratuite, col semplice piacere di ridare sapore umano a questo tempo.

Abbiamo bisogno di relazioni e di comunità. E ci rendiamo conto, dalla parabola del Samaritano, che questo tempo è prezioso e non possiamo sprecarlo stando comodi e isolati, distanziati e soli, diffidenti e rinserrati in mille paure. Questo tempo ci è dato per incontrarci, ciascuno con le nostre fragilità. Tutti vulnerabili. Ma possiamo incontrarci e fermarci accanto, gli uni agli altri. “Con i suoi gesti il buon samaritano ha mostrato che l’esistenza di ciascuno di noi è legata a quella degli altri: la vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro” (Fratelli tutti 66).

Annotatevi la data: martedì alle 21 in oratorio.

In particolare martedì 22 giugno verrà a trovarci anche Yannik, un giovane originario della Costa d’Avorio, che è stato ospite della nostra comunità. Qualcuno lo avrà conosciuto direttamente, qualcuno lo avrà visto leggere in Chiesa. Ora lavora in una RSA, ha la sua casa in un paesino fuori Cremona, e ha scritto un libro dove racconta a sua vita: dalla gioia della sua famiglia alla morte dei genitori, al ritrovarsi bambino di strada e poi la drammatica traversata del deserto. Fino a ritrovarsi solo in Libia, a guadagnarsi un po’ di denaro per riuscire a salire su un gommone e arrivare in Italia. La sua autobiografia l’ha intitolata: “Una vita senza speranza”. Lo incontreremo, chi vuole potrà prendere il libro… e con lui, in rinnovati legami di fraternità, ritrovare in questo nostro oggi le tracce di un tempo fatto per l’incontro e la speranza.

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