Verso la metà di marzo anch’io, come molti altri cremonesi, ho cominciato a manifestare i sintomi del Covid19. Per circa una settimana ho cercato di curarmi in casa ma poi, nella tarda serata del 22 marzo si è reso necessario il ricovero in ospedale. Gli infermieri che mi portavano con l’autoambulanza mi prospettarono la possibilità di poter essere destinato ovunque ci fosse un letto disponibile: “anche molto lontano da Cremona”.

Per mia fortuna però si era appena liberato un posto in Chirurgia e così ebbi la possibilità di rimanere nell’ospedale della nostra città. Fu solo la prima di una serie di circostanze favorevoli che accompagnarono la mia degenza.

La mia condizione andava peggiorando di giorno in giorno finché, il 27 marzo, i medici mi dissero che era urgentissimo un mio spostamento in Terapia Intensiva. Mandai un laconico messaggio a mia moglie Silvia. “Mi mandano in Terapia Intensiva, spengo tutto”.

Mi risvegliai dopo due giorni tra persone che si rivolgevano a me un po’ in spagnolo e un po’ in inglese. Risposi con qualche parola di inglese e così una dottoressa (la dott.ssa Kim) mi disse che, incredibilmente, ero guarito e che ero fuori pericolo. Intanto che mi diceva queste parole mi stringeva forte la mano aggiungendo: “Francesco, è un miracolo. Ieri eri molto grave tanto che stanotte abbiamo tutti pregato per te e oggi sei guarito”.

Uscendo dall’intontimento provocatomi da due giorni di anestesia capii di essere nella tenda degli americani dell’organizzazione Samaritan’s Purse e che quella dottoressa era sinceramente emozionata mentre mi diceva quelle parole di grande conforto per me.

Poco dopo, lasciai libero il letto di Terapia Intensiva e venni spostato nella tenda reparto dei degenti in via di guarigione e prossimi alle dimissioni. Un applauso delle infermiere e dei medici di quella tenda mi accolse: “Sei il primo ad arrivare qui direttamente dalla Terapia Intensiva”. Purtroppo, non tutti i miei compagni di tenda riuscirono a superare questo ultimo ostacolo. Due poveri anziani non ce la fecero e i loro parenti vennero avvisati per telefono della loro dipartita. Non avrebbero più rivisto i loro cari da vivi e neppure da morti.

La mia vicenda però non fini lì. La storia della mia guarigione così improvvisa attirò su di me l’attenzione di molti tra i Samaritani, medici e infermieri. In tanti vennero al mio letto per conoscermi e per scambiare con me le loro impressioni. Tutte persone guidate da una profonda fede in Dio, in grado di trasmettere una capacità di amare che ben raramente mi era capitato di conoscere se non in poche singole persone nell’arco della mia esistenza. Fede, amore e una straordinaria professionalità qualunque fosse il compito a loro assegnato.

Nel frattempo, ero rientrato in possesso del mio telefono e così lessi i messaggi che mi ero perso. Il primo fu il “Perché?” scritto da Silvia dopo pochi minuti dal mi

o “Vado in T.I., spengo tutto” e che non avevo potuto leggere. Poi alcuni altri scritti da amici e conoscenti. Due mi colpirono in modo particolare: amici che so non essere particolarmente “di chiesa” che però mi scrivevano: “Stanotte ho pregato per te”.  Una emozione vivissima che non ricordavo di aver provato prima mi pervase fin nel più profondo del mio animo e mi fu chiaro che le preghiere dei miei cari e dei miei amici, oltre a quella dei Samaritani, avevano realmente ottenuto il miracolo.

Seguì una intervista nel mio letto, che so essere stata trasmessa anche da una TV locale oltre che dalle varie reti sociali, dalla quale risulta ben evidente tutta la mia emozione allorché mi sono reso conto di quanta gente aveva pregato per me. Grazie alla fede di queste persone Dio aveva guardato con benevolenza alla mia povera esistenza la quale, di per sé, non si sarebbe certamente meritata tanta grazia: guarire dopo neppure due giorni di Terapia Intensiva non rientrava certo nello standard delle cure richieste per il Covid19, ma tant’è.

Non posso che essere grato al Signore per avermi concesso di continuare ad essere utile alla mia bella famiglia, con l’aggiunta di un diverso grado di consapevolezza a proposito della nostra assoluta inadeguatezza e insufficienza difronte al mistero divino.

Franco Marchesi

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